Home L'Azienda Misteri Giovanni Negri Vigneti e vini Come Arrivare Il Treno del Vino

                                                                          Switch to English
 





                       
 

IL ROMANZO DEL VINO
di Roberto Cipresso con Giovanni Negri e Stefano Milioni
Edizioni PIEMME - In libreria dal 27 Settembre 2006

Capitolo 1)  New York – Parigi                                 (la Vetrina)

Dove si racconta delle due grandi Babele moderne del vino, di come siano uguali e diverse, ricolme di musiche e vetrine scintillanti. Dove si racconta dell’importanza della temperatura nella vita e nella vite, di come un tempo il vino sia stato solo un rozzo cibo, e di come cento status symbol non valgano un Giulio Gambelli.

Il mio primo incontro col vino-business si consumò in un’uggiosa giornata di inverno, quando un uomo di New York salì a Montalcino.
Fu lui a venirmi a cercare, con bussare impacciato all’uscio della cantina. Fissai le incredibili scarpe di velluto a punta, stivaletti ultimo grido. Incrociai il suo sguardo dietro un paio di occhiali dalla montatura rossa, poi il personaggio robusto ed elegante mi allungò il biglietto da visita. Strinsi la mano a Mr. Daniel Oliveros. 
Solo più tardi, molto più tardi, avrei conosciuto la storia del ragazzo venezuelano sbarcato a Manhattan senza un cent, condannato per anni alla vita del portapacchi, una carriera da pony-express interrotta dal gelo atlantico insopportabile alle sue ossa tropicali. Non ce la faceva a crepare di gelo, Daniel, perciò sognava una mèta più alta – lavapiatti in una cucina calda – quando un anziano signore gli aveva offerto un posto di garzone in uno strano negozio.
Era un’enoteca, e Daniel conobbe il vino. Non potevo sospettare questo passato, né la sua attività. Perciò dubitai delle sue facoltà mentali quando l’attuale titolare della Royal Wine Merchants si presentò con queste parole: “Due giorni fa ho bevuto a New York il suo Brunello 1988. Ho chiesto chi l’avesse fatto e ho prenotato l’aereo per incontrarla”. Impiegai alcune ore per capire che stava lavorando.
Daniel Oliveros ha un ufficio sulla 25 strada, dispone di un computer e due telefoni, di un’ampia camera refrigerata ricolma di vini-status symbol del valore di un caveau di quadri o preziosi, di un personal trainer per il footing che ogni mattina lo aiuta a smaltire le colossali bevute della sera precedente, passione comparabile solo a quelle – altrettanto prepotenti – per i pezzi più originali di arte contemporanea e per le donne più vistose e formose, modello rivista patinata.
Insomma quando non frequenta musei, non beve, non dedica le proprie attenzioni al gentil sesso, Daniel Oliveros cerca, acquista e vende vini ai potenti e ai miliardari, in una febbrile rincorsa al guinness dell’esclusività, della ricercatezza, della stravaganza.
Una vera e propria caccia al tesoro condotta a colpi di bluff, contatti adrenalinici attraverso quattro continenti, compravendita della fatidica bottiglia, impeccabile confezionamento della stessa, preoccupato trasporto e superba consegna.
Non credo che Brad Pitt potesse sospettare che quella bottiglia da 7.500 dollari procuratagli in 18 ore da Daniel Oliveros, fosse all’atto della telefonata di ordinazione placidamente e da anni addormentata in una cantina da collezionista di un ricco di Hong Kong, commerciante di tappeti e di campi da golf.
Ma io quella bottiglia l’ho vista arrivare, accompagnata da una guardia del corpo in guanti neri, dotato di catenella di congiunzione con la valigetta in pelle, trasformata in preziosa custodia dell’agognato e liquido oggetto.
Ambasciatori e manager, artisti e speculatori, star dello spettacolo e maniaci ormai avviati sulla strada del feticismo enologico hanno fatto la fortuna dell’ex pony express freddoloso, oggi dispensatore di clamorose mance a baristi, uscieri, lustrascarpe, taxisti di Manhattan.
Fui lusingato dall’ingresso del Brunello nella stanza refrigerata sulla 25 strada, divenni confidente di Oliveros quanto basta per apprendere che la sua vera rete di sicurezza finanziaria era comunque rappresentata dai grandi direttori dei Casinò degli stati dell’Ovest. Quando dovevano consolare un cliente particolarmente facoltoso e reduce da clamorose perdite lo facevano così, con il quasi banale “bere per dimenticare”. Una suite, troppo lusso e forse qualche compagnia, poi una telefonata a Daniel: più alta la perdita, più di rango il placebo.
(continua.....)

 

Per informazioni e acquisti: info@serradenari.com

Copyright © 2007: Giulia e Giovanni Negri - Via Serradenari 19 - 12064 La Morra CN - Tel. +39 0173 50119