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IL BAROLO PIÙ ALTO DEL
MONDO
Serradenari è la vetta del Barolo, un piccolo balcone sul Piemonte dal quale
l’occhio abbraccia l’orizzonte.
Ai piedi le Langhe, di fronte le Alpi dalla Liguria al Cervino, con il Monviso
che domina al centro.
La cascina trova il nome nella notte dei tempi, quando la peste nera spinge i
contadini di Barolo e La Morra a scappare sul bricco più alto, con le famiglie e
i risparmi.
Dal 1450 è perciò “Sara D'nè”. Serradenari.
Riorganizzata da Giovanni Negri, oggi Serradenari è azienda, cantina, winery boutique.
Una cascina insieme nuova ed antica dove si produce un piccolo numero di
bottiglie (30.000 l’anno), espressione di un attento lavoro di analisi,
sperimentazione, artigianato del vino.
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Proprietà della famiglia Diatto-Negri da oltre un secolo,
la cascina è disegnata con precisione dal cabreo storico datato
“XXX settembre
1880” di “Ravinale Filippo, geometra in La Morra: Serradenari, ove trovansi
circa cinque giornate di barolo
e barbera”.
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Imprenditori di città, alla fine dell’Ottocento i Diatto producono a Torino la prima automobile dell’epoca e fanno di Serradenari la propria residenza di campagna.
Vinificare è
quasi un hobby, i vigneti sono curati dalla famiglia Genesio mentre i Diatto si
occupano dell’esportazione dei vini a New York.
Oggi come allora i filari scivolano per 55.600 mq, da 530 sino a 450
metri di altezza. I grappoli di Nebbiolo sono i più alti della Terra del Barolo,
dalle loro uve si pigia “il Barolo più alto del mondo”, e sui terreni esposti a
nord il winemaker Roberto Cipresso si cimenta con la sfida internazionale del
Pinot Nero di Borgogna. |
Ma Serradenari è anche un antico bosco di 7,5 ettari, nel quale trovano rifugio
volpi e cinghiali, tassi e caprioli, lepri e civette.
Tartufaia storica ben conosciuta dai vecchi di Langa, il bosco è ancora oggi il
regno dei ‘trifulau’ con i loro cani, a caccia del
tesoro dal profumo incantato.
Benvenuti, dunque. Serradenari vi offre spazio e silenzio, vigna e bosco,
passato e presente.
   
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